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Il Bardo
I Cultissimi di Cineblog: Akira di Katsuhiro Otomo, recensione e foto gallery
Akira (id. Giappone 1988) di Katsuhiro Otomo con Mitsuo Iwata, Nozomu Sasaki, Mami Koyama.
Siamo nella Nuova Tokyo del 2019. Quella vecchia, per la cronaca, è stata coventrizzata a seguito della Terza Guerra Mondiale conclusasi nel 1988. Nuova Tokyo è una sorta di Babilonia veterotestamentaria, una città allo sbando, mal governata e lasciata a sé stessa, in cui i giovani non trovano di meglio da fare che organizzarsi in bande di centauri e scorrazzare qua e là, in una lotta continua fra gang, e in cui i gruppi di rivoluzionari tentano in ogni modo di modificare lo status quo. Fra le varie bande di giovani motociclisti c’è quella capeggiata da Kaneda, in continua lotta con i rivali Clowns. Compagno di Kaneda è la mascotte Tetsuo, il più giovane del gruppo, in sostanza il classico sfigato, un po’ succube del carisma del capetto e
inconsciamente insofferente per questa situazione.Le cose cambiano quando Testsuo si imbatte in uno strano bambino dal volto incartapecorito come quello di un vecchio: si tratta di uno degli Esper, persone con poteri psichici frutto di esperimenti governativi, fuggito, grazie ai rivoluzionari, alla cattività in cui l’esercito l’aveva coattamente rinchiuso. Quando le forze speciali, condotte da un colonnello grande, grosso e marziale, si palesano per recuperare l’Esper, Tetsuo è lì con lui, e viene anch’egli prelevato, rinchiuso e sottoposto a degli esperimenti per risvegliare la sua forza psichica. Qualcosa non va come dovrebbe: Tetsuo acquista incredibili poteri, ma allo stesso tempo perde la testa. Vuole rifarsi di tutta una vita in cui è stato la spalla del capo, conquistando, con la forza, potere e onori. Il suo obiettivo, quindi, è quello di trovare e distruggere Akira, l’unico Esper in possesso di poteri più grandi dei suoi.
Tratto dall’omonimo, visionario manga dello stesso regista (o per meglio dire supervisore, ma spiegheremo la differenza più in là), Katsuhiro Otomo, uscito in Giappone tra il 1982 e il 1990, “Akira”, pur non essendo probabilmente il miglior lungometraggio animato della storia del cinema, ha invece il gigantesco merito di essere stato l’ariete di sfondamento che ha permesso all’animazione cinematografica giapponese di avere successo in occidente.
Fonte cineblog.it

