La locanda dei Racconti Perduti











{6 Giugno, 2008}   Fumetto, febbre gialla

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Il Bardo

LASTAMPA.it

Ospiti d’eccezione la coreana Judith Park e Marco Rota grande interprete dell’arte Disney

Dici fumetto e l’ignaro pensa agli animali che parlano, agli uomini volanti, ai cowboy della prateria e alle storie di mandrilli & donnine da leggere con una mano sola. Parli di avventure e il saccente risponde al passato: ricordi Tex che «sparava», Diabolik che «rubava», Topolino che «indagava», Lando che chissà quante se ne «faceva»? Compri un paio di albi e non fai un metro senza che l’importuno ti chieda se hai fatto scorta per i tuoi figli. Come se i bambini di oggi avessero voglia di divorarsi un fumetto, assediati come sono da aggeggi che vomitano parole, musica e colori rigorosamente in movimento.

Bestemmie. Il fumetto non è un mondo da coniugare all’imperfetto: Diabolik è vivo e «ruba» insieme a noi, Tex «uccide» e Topolino «insegue» i cattivi come sempre, solo Lando è sparito dalle edicole, e qualcosa vorrà pur dire se persino lui ha riposto l’attrezzo. Il fumetto va messo al presente perché è ora di sfatare un mito: non è roba per bambini, il fumetto è un paese per vecchi.

Oggi fatevi un giro al Lingotto, cercate il padiglione di «TorinoComics», e ne troverete conferma: giovanissimi pochi, al massimo qualche scolaresca deportata in viaggio d’istruzione obbligatorio. Adulti molti, con gli occhi vogliosi e il portafoglio pronto a svuotarsi per completare incompletabili collezioni d’annata. Ma se tornate domani pomeriggio potreste avere una sorpresa: centinaia di giovanissimi in coda eccitata davanti a una brunetta cittadina di questo nostro strano mondo global: nome inglese, passaporto tedesco, occhi a mandorla coreani, cassaforte piena di denaro giapponese.

«Per noi è la prima volta, ma se vuoi un pubblico giovane devi puntare sugli orientali», ammette Vittorio Pavesio, disegnatore di fumetti, editore di fumetti, libraio di fumetti e manco a dirlo inventore e direttore artistico di TorinoComics. L’eroina del Lingotto si chiama Judith Park, ospite d’onore della quattordicesima TorinoComics, introdotta da una presentazione che la definisce «la mangaka non giapponese più tradotta nel mondo». Mangaka è una brutta parola che sta per autrice di manga; i manga, per i marziani che ancora non l’hanno capito, sono i fumetti made in Japan, quelli che si leggono da destra a sinistra anche se sono scritti in italiano: gli unici (o quasi) a vendere tra i ragazzi, perché gli unici ad abbandonare i temi classici per parlare degli adolescenti, del loro mondo, dei loro amori e delle loro paure.

Judith Park incontrerà il pubblico domani alle 17, nello «spazio Bottaro», ultima di un tris di grandi firme che prima di lei vedrà sul palco Marco Rota, grande interprete dell’arte Disney (alle 16) e Carlo Ambrosini, creatore di Jan Dix, dell’ultimo personaggio della Bonelli, premiata fabbrica dell’avventura da Tex Willer a Dylan Dog.

A mezzogiorno, per gli irriducibili, un convegno su un tema che arrovella da anni nostalgici e lodatori del tempo perduto: «Che fine ha fatto il fumetto per bambini in Italia?». Professori come Alberto Arato e autori-sindacalisti come Gianfranco Goria cercheranno di dare una risposta a un tema che risposta non ha. Dov’è finito il «Corriere dei Piccoli»? Dove sono le storie immortali di «Topolino»? Dove la miriade di piccoli-grandi cloni Disney all’italiana? Scomparsi, spariti, divorati dal tempo come i mangiadischi, le cassette stereotto e le celline biadesive per attaccare all’album le figurine. E’ il mercato, bellezze: il fumetto è un paese per vecchi.

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Fonte la Repubblica.it

Grandi autori e grandi personaggi, da oggi a domenica a Torino Comics, diretto da Vittorio Pavesio nel padiglione 5 del Lingotto. Tra i primi, Marco Rota, uno dei migliori disegnatori di paperi di Casa Disney – dopo Carl Barks, ça va sans dire – Judith Park, realizzatrice famosissima di manga, nonostante sia nata fuori dal Giappone; Carlo Ambrosini, che presenta Jan Dix, nuovo fumetto della Bonelli; e ovviamente Milo Manara, che parlerà con il pubblico e firmerà i suoi libri domani. I grandi personaggi sono quelli di Andrea Pazienza, di cui viene presentata una bella mostra, curata dal Centro del fumetto a lui dedicato. Un evento anche per chi non ama la letteratura disegnata.

6 giugno

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Fonte LASTAMPA.it
L’autore del fumetto: “Renderò popolare il premier”

Nella vita reale non riesce nemmeno a tenere sotto controllo i propri parlamentari, passa da una sconfitta elettorale all’altra e il suo partito ha gli indici di gradimento più bassi da decenni. Ma nel mondo dei fumetti è tutta un’altra storia. La Terra è in pericolo, una civiltà galattica, quella degli Skrulls, minaccia di invaderla e gli alieni si sono già infiltrati a Downing Street assumendo, grazie ai loro poteri, le sembianze di tre ministri. Ma il premier se ne accorge e sarà proprio lui, SuperGordon Brown, a salvare il pianeta.

Il capo del governo inglese avrà sicuramente fatto almeno una telefonata di ringraziamento all’autore di fumetti Paul Cornell, uno degli ultimi sostenitori che gli sono rimasti. Non solo lo sceneggiatore lo ha inserito in un episodio di «Captain Britain», la risposta britannica a «Captain America», ma gli ha anche assegnato la parte dell’indomito leader che – con il piccolo aiuto di qualche supereroe – dirige le operazioni per respingere l’invasione aliena. «E’ vero – ha ammesso lo scrittore inglese, che lavora per la Marvel – sono un tifoso di Gordon Brown e ho voluto fargli un favore per renderlo più popolare sulle due sponde dell’Atlantico. Lui è l’unico a essere chiaramente identificato e ho chiesto che fosse disegnato in modo da assomigliargli. Ho preferito invece non fare i nomi dei ministri alieni, lasciando all’immaginazione del lettore il compito di scoprire chi sono».

Nel fumetto, SuperGordon (in giacca grigia e cravatta) parla con Captain Britain (in supertuta aderente di lycra raffigurante la Union Jack) e con alcuni agenti segreti in una riunione che sembra la replica dei vertici che si tenevano nel War Cabinet di Winston Churchill. Ma invece delle cartine dell’Atlantico appese alle pareti con gli spilli a indicare le navi affondate dagli U-Boot tedeschi, c’è un grande tavolo moderno luminoso con il luogo chiave che gli Skrulls vogliono conquistare: le Cheviot Hills.

«Scelta strana, non c’è niente di importante da quelle parti», commenta SuperGordon senza rendersi conto di rischiare così di alienarsi le simpatie anche di tutto il Northumberland. Ma… Colpo di scena! Nella zona c’è invece un preziosissimo «stargate», una porta segreta che conduce a un misterioso mondo di superpoteri del quale gli alieni vogliono impadronirsi.

Bisogna ovviamente impedirlo e Brown arruola tutti i supereroi inglesi («piaccia loro o no») nel MI13, la nuova branca dei servizi che si occupa degli affari extragalattici, forse chiamata così per ricordare l’MJ12, quei «Majestic 12» che secondo migliaia di pagine web conoscerebbero in America ogni segreto degli Ufo. Brown dice ai suoi collaboratori di avere scoperto che nel governo almeno tre ministri sono esseri alieni, cosa che probabilmente pensa anche nella realtà. Tra questi viene indicato il segretario all’interno, ma senza nominare la sicuramente umana titolare Jacqueline «Jacqui» Smith.

Anche se solo per nome di battesimo, e con l’aggiunta di una «e» finale, è invece citato nel fumetto il ministro del Tesoro Darling, al quale SuperGordon si rivolge con un secco: «Alistaire, la situazione, per favore», come fa probabilmente quando nella realtà gli chiede del disastroso stato dell’economia.

I giornali e i telegiornali inglesi hanno dedicato ieri molto spazio e molto tempo a SuperGordon, quasi rimpiangendo che non esista nel mondo reale il leader carismatico di cui il Paese avrebbe davvero bisogno: non per combattere gli alieni, ma più semplicemente per un coordinato e deciso contrattacco ai costi dell’energia, del mutuo, dei trasporti e della spesa al supermercato.

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Fonte Mentelocale.it
Il fumetto compie 60 anni, Paglieri aggiorna un suo libro uscito nel ‘97. Tutti i numeri del ranger. Che oggi potrebbe essere leghista

Non son degno di Tex - Claudio PaglieriTex è sempre Tex. Non si smentisce, anzi, rilancia. È per questo che Claudio Paglieri, scrittore genovese e giornalista del Secolo XIX, ha deciso di aggiornare un suo vecchio libro, uscito la prima volta nel 1997. All’epoca Non son degno di Tex. Vita morti e miracoli del mitico ranger (Marsilio Editore) – saggio sul famosissimo eroe Bonelli – aveva scatenato una piccola bagarre tra gli appassionati. Paglieri, infatti, si era messo a “fare le pulci” al ranger: partendo dal numero uno aveva contato tutte le persone uccise da Tex, tutte le volte che è scampato a un agguato, tutte le occasioni in cui una pallottola lo ha preso solo di striscio alla tempia. Insomma, da vero appassionato, Paglieri ha voluto mandare un messaggio a lettori e sceneggiatori: occhio che il ranger rischia di diventare ripetitivo. E soprattutto troppo politicamente corretto.

Undici anni dopo, in occasione del 60° compleanno del fumetto, esce la nuova edizione del saggio, con i dati aggiornati. Il messaggio è stato recepito? «A tratti sembra che qualcosa sia cambiato, non so se a causa del mio libro. L’assunto rimane sempre questo: è chiaro che Tex si debba salvare e che ci sia un po’ di suspense, ma tutto deve essere credibile e coerente, altrimenti è come prendere in giro il lettore».

L’idea di scrivere il libro è venuta proprio dalla quantità di pallottole che hanno strisciato la testa di Tex. «Dopo un po’ che incappavo in questi incidenti, mi è venuto in mente di contarli», dice l’autore. Il risultato: Tex è stato colpito, in effetti, ben 78 volte. Di queste, ben 23 sono le famigerate ferite “di striscio alla testa”, con un certo equilibrio tra tempia destra e tempia sinistra (pare che il nostro eroe risparmi moltissimo di barbiere) (p. 14).
Per non parlare di quanti cattivi (perché son tutti cattivi, non c’è ombra di dubbio) il ranger ha mandato a spalar carbone nelle caldaie di Satanasso: se erano circa duemila al tempo della prima edizione del libro, oggi sono 2783.
Insomma, Tex – che è stato anche fuorilegge e capo indiano – ha poche caratteristiche dell’uomo comune.

Come nasce la tua passione per i fumetti? «Per quelli della mia generazione la passione per i fumetti era diffusissima – dice Paglieri – io sono partito da Topolino, poi sono passato ad Alan Ford. Nell’interregno tra i due ho iniziato a leggere Tex, che mi è piaciuto subito molto: era avventuroso e si imparavano un sacco di cose sull’America di quel periodo».

Cos’ha Tex in più (o in meno)? «È indubbiamente un personaggio forte, nettamente al di sopra della media, di quelli che sanno fare tutto, un po’ come un po’ come Superman e Topolino. Nel corso degli anni il personaggio ha subito alcune variazioni, ci sono stati periodi in cui ha ucciso di più, altri in cui lo ha fatto di meno. Negli anni Ottanta, epoca di eroi incerti, anche lui si è adeguato. Per il resto, è stato il primo a raccontare gli indiani dal loro punto di vista, a stare dalla parte dei più deboli».
Il Tex più bello?
«per me rimane mitico e insuperato il primo Tex, quello del suo creatore Gianluigi Bonelli».

Anche se le nuove generazioni di lettori trovano Tex molto meno affascinante di una volta, il personaggio è sempre attuale. «Si è discusso molto in passato se fosse di destra o di sinistra. Oggi potrebbe essere leghista: per il fatto di non avere molta fiducia nella legge, di capire al volo chi è buono e chi è cattivo, di risolvere le questioni a modo suo e senza badare tanto alla legalità dei metodi». Altra caratteristica proverbiale, la sua castità: «in realtà nei primi numeri c’erano accenni di seduzione, e comunque è stato anche sposato. Poi credo che la censura dell’epoca abbia tolto progressivamente ogni allusione sessuale».

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{6 Giugno, 2008}   Un luglio “insanguinato”

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L’avventura di Saya, l’ultimo vampiro, non è al suo debutto in Italia. BLOOD THE LAST VAMPIRE è stata una delle pubblicazioni di maggiore successo di Panini Video, rilasciato in un gustoso abbinamento editoriale con l’omonimo manga ispirato a questo “cult” dell’animazione giapponese e affidato alle sceneggiature e alle matite di Benkyo Tamaoki.
Saya, la giovane vampira di razza pura protagonista della serie, è divenuta oggetto di romanzi, adattamenti fumettistici e trasposizioni animate.
Ad aprile abbiamo cominciato anche a proporre il manga BLOOD +, serializzato sul magazine Beans Ace, la cui storia si focalizza sul passato mai svelato di Saya e sui legami con l’uomo che le cambiò la vita. Siamo ormai giunti al numero 4 della serie, che vi attende per luglio e che prevede numerosi colpi di scena: quando si scatena, Saya viene dominata da una furia omicida che la spinge a eliminare chiunque si ponga sulla sua strada senza distinguere fra amici e nemici. Riuscirà a controllarla prima di nuocere a Hagi e Sai?
Segnaliamo inoltre oggi che un nuovo capitolo dedicato a questa celeberrima saga vampiresca sta per aprire il suo sipario in luglio dopo VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE: trattasi di BLOOD + ADAGIO, di Sumiko Suekane, storia in due volumi serializzata a partire dal 2005 su Monthly Shonen Ace, che ci mostrerà Saya e Hagi in missione nella Russia di inizio ‘900, alla corte dello zar Nikolaij. Un doppio appuntamento imperdibile per una saga entrata nella leggenda!

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{6 Giugno, 2008}   UN NUOVO GIORNO!

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L’annuncio che vi abbiamo anticipato la settimana scorsa oggi è ufficiale.
Per alcuni di voi potrà sembrare una notizia di scarso rilievo, ma chi segue da anni i nostri titoli Marvel, magari fin dalle precedenti incarnazioni Corno e Star Comics, comprenderà come il cambiamento incombente abbia dell’epico: dopo 38 anni e tre mesi, la collana più importante della Marvel family – rullo di tamburi! – cambia nome: L’UOMO RAGNO diventa… SPIDER-MAN!

La cosa era nell’aria da tempo, ossia da quando le gesta cinematografiche dell’Arrampicamuri si imposero nei box office di tutto il mondo. Dal momento che i film di Sam Raimi hanno mantenuto il nome originale nella loro distribuzione italiana, Panini Comics ha considerato che una generazione di nuovi, potenziali lettori di Spidey potesse non accettare di buon grado l’italianizzazione del titolo della collana.
Va inoltre riconosciuto il desiderio di un “re-start” per una serie che negli anni ha collezionato avvicendamenti editoriali e formati differenti.

UN NUOVO GIORNO, previsto a partire dal numero 489, ci è sembrato l’evento giusto per intraprendere questa strada. Evitando qui ogni tipo di spoiler, molti di voi sapranno che le storie in dirittura d’arrivo nelle edicole italiane rappresentano un punto di partenza ideale per i neofiti del verbo ragnesco. Abbiamo dunque scelto di sottolinearne l’importanza con un espediente grafico che dovrebbe accontentare (o comunque divertire) sia i lettori che i collezionisti. L’albo vedrà infatti una “flip cover” con la stessa immagine di copertina, accompagnata da una parte dal logo L’UOMO RAGNO e dall’altra da quello di SPIDER-MAN.
Nei numeri a seguire i due loghi (SPIDER-MAN, L’UOMO RAGNO) coabiteranno in copertina, lasciando maggior spazio a Spider-Man, conducendovi così fino allo stupefacente numero 500
Ma non corriamo troppo. Non mancate a questo fondamentale appuntamento a partire dal 10 luglio su L’UOMO R… pardòn, su SPIDER-MAN 489.

Fonte paninicomics.it

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{6 Giugno, 2008}   Un nuovo giorno…

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Solo una persona del Marvel Universe può salvare l’Uomo Ragno! Ma a quale costo?

La risposta a questa domanda vi attende nel corso di questo mese, con l’evento One More Day, la saga in quattro parti sceneggiata dal geniale Michael Straczynski e disegnata da niente poco di meno che l’Editor in Chief di casa Marvel, quel Joe Quesada dalle cui dichiarazioni entusiastiche in questi mesi abbiamo appreso come One More Day sia stata una saga pianificata al dettaglio già dall’epoca di Vendicatori Divisi, quando si decise di restituire l’Uomo Ragno a se stesso, al suo simbolismo e al motto “l’eroe che tu stesso potresti essere”.
La storia che leggerete questo mese susciterà in voi amarezza ed entusiasmo, stupendovi al tempo stesso per le sue scioccanti conclusioni ma ancor più per la struggente poesia delle sue pagine, intensamente piene di malinconia e sottese speranze.
Questa saga, che abbiamo deciso di proporvi in due uscite su L’UOMO RAGNO N.487 e L’UOMO RAGNO N.488, si configura come un vero e proprio starting point per le nuove generazioni di lettori, e sarà seguita a luglio da una storia altrettanto importante: Brand New Day!
Si tratta forse del più eclatante cambiamento che sia mai accaduto in decenni di storie ragnesche: in UN NUOVO GIORNO, storia in due parti di Dan Slott, al suo debutto su Amazing, con disegni di Steve “Civil War” McNiven e Phil Jimenez, Peter sarà restituito alla sua vita e, forse, alla sua “essenza” dopo venti anni di immutabilità del suo status quo. Questa anticipazione, abbastanza vaga da non rovinare nulla ai nostri lettori ma sufficiente a rendere l’importanza dell’evento di cui stiamo parlando, dovrebbe già di per sé farvi comprendere la portata realmente rivoluzionaria che One More Day e Brand New Day rivestiranno nella continuity dell’Uomo Ragno.
Ogni sofferta fine si accompagna alla possibilità di un nuovo inizio: ai posteri l’ardua sentenza sulle scelte di casa Marvel, a noi spetta invece che questo nuovo inizio di cui tanto si è parlato è finalmente qui! Non perdetevi per luglio lo sconvolgente seguito di Soltanto un altro giorno, su L’UOMO RAGNO N.489-490!

Fonte paninicomics.it

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James Newton Howard e Hans Zimmer parlano della colonna sonora del Cavaliere Oscuro: il tema di Joker sarà quasi rock industriale, mentre la musica per Harvey Dent passerà dall’eleganza all’autodistruzione

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Fonte: LATimes

Innanzitutto una segnalazione: Trailersland ha pubblicato in esclusiva la versione ad alta definizione del trailer italiano del Cavaliere Oscuro, quindi correte a vederlo.

Il Los Angeles Times ha dedicato un lungo approfondimento sulla colonna sonora del Cavaliere Oscuro, anticipando quanto sentiremo al cinema tra un mese e mezzo e intervistando i due compositori delle musiche, James Newton Howard e Hans Zimmer.

Già in Batman Begins i due decisero di non dare al film un tema musicale forte e preciso (cosa che invece è la tradizione dei film di supereroi, compresi i primi Batman), piuttosto crearono una trama musicale fatta di ombre da esplorare, proprio come la storia del film. La presenza di Batman nel film era sottolineata da singole note che si stagliavano nella tessitura, ma sarà nel Cavaliere Oscuro che queste note arriveranno a definire un vero e proprio carattere evocativo.

Ma non ci sarà mai un tema vero e proprio: Zimmer stesso lo ha ammesso, spiegando che lui e Howard hanno provato a scrivere un tema definito come i primi Batman, ma non ha funzionato.
Sarà Joker, invece, ad avere un tema, definito nell’articolo un “dannato pezzo di musica”. Otto minuti di interpretazione orchestrale che sembra derivata dai Nine Inch Nails di Trent Reznor. Il tema gira tutto su due sole note, mescolate e manipolate in modo da imitare il suono di tuoni, rasoi e rumori vari. L’effetto è straniante, ovviamente, ed è a metà strada tra la musica e la non musica, con riferimenti molto horror in stile “Psycho” e addirittura influenze punk.

Nel musicare il Cavaliere Oscuro, Zimmer si è concentrato sulla musica per Joker, mentre Howard si è dedicato a Harvey Dent. Ecco alcuni estratti dell’intervista:

Perché avete deciso di proporre un pattern di violini scorrevole e semplice per Batman invece che un grande tema riconoscibile?

batmanZimmer: Volevo togliere l’aspetto romanzato, il finto fantasy. Una delle cose alla quale continuavo a pensare è quanto sia iconico il simbolo di Batman, e allo stesso tempo quanto sia oscuro e semplice. Ho passato ore per realizzare lo stesso concetto in una sorta di ostinato di due note… Il simbolo di Batman è molto efficente in questo, e volevo ottenere la stessa cosa in musica.

Howard: Allo stesso tempo, se scrivi un tema convenzionale tipico di un film di supereroi, dai così tante informazioni che potresti sviare l’attenzione dal personaggio. Il nostro Batman? Lo dobbiamo ancora conoscere. E’ un uomo complicato. Attaccargli un tema lo definirebbe emotivamente in un modo che, attualmente, è falso. l nostro tema invece è più misterioso e minaccioso.

…E tuttavia c’è comunque un suono riconoscibile legato al personaggio.

Zimmer: ma lascio al personaggio la conclusione del discorso. Questo approccio lascia molto più spazio. Non descrivo Batman come un supereroe. Voglio che sia chiaro questo, quello che ho fatto è stato levare ogni riferimento supereroistico. Ho scritto abbastanza temi in vita mia, l’unico veramente eroistico era per i vigili del fuoco in Backdraft. E’ un tema che parla di purezza, la purezza di queste persone che ti salvano. Il loro compito è salvare. Il compito di Batman è più complesso, è un vigilante che si nasconde. Quale genere di uomo fa una cosa simile?

Parliamo della “Suite di Joker”. Sembra una interpretazione orchestrale di una canzone di rock industriale.

Zimmer: Io sono tedesco, quindi vengo dalla tradizione tedesca dei Kraftwerk… Quello che volevo portare era la corrosione a Gotham. La cosa differente riguardo a questo tema è che sapevo cosa volevo fare, ma ci ho messo mesi a realizzarlo: nessuno riusciva a suonarlo.

Comunque riguarda la recitazione e l’atteggiamento. L’idea è prendere una nota e usarla per esprimere la mancanza di timore, la spericolatezza e la sorpresa. E’ una musica industriale, ci ho messo molto punk.

Howard: quello che mi piace del tema di Joker è che sembra totalmente libero da schemi. In pratica esiste e basta, vive da qualche parte nelle crepe.

Che altro ci sarà di diverso questa volta?

jokerZimmer: Quello che mi ha sorpreso è che tutti continuano a dire che questo film sarà più oscuro dell’altro. Credo che la gente pensi che oscuro significhi “più violento”. Non è così, Il Cavaliere Oscuro non è dark perchè è violento, c’è dietro un ragionamento più maturo da parte di Christopher e Jonathan Nolan. le idee sono più reali, stiamo realizzando un blockbuster estivo che ragioni sull’anarchia e sui valori tradizionali contro l’uomo moderno.

Vi siete divisi i personaggi. James, cosa ci puoi dire di Harvey Dent / Due Facce?

Howard: Harvey Dent è la speranza di Gotham. Sta cambiando la città, inizia con le migliori intenzioni. E’ coraggioso e ha degli ideali. Nel corso della storia, viene sedotto dal potere e diventa corrotto – la colpa è totalmente di Joker. In pratica Joker vince. E’ l’arco del suo personaggio, che finisce in un luogo tragicamente autodistruttivo. E la linea musicale è la stessa.

Zimmer: la cosa interessante sono gli estremi. La musica di James per Harvey è molto bella. Da un lato, c’è un tema di Joker, dall’altro un tema elegante e bello. Quello che rende bella questa colonna sonora (e questo film) sono gli estremi. L’oscurità diventa molto più oscura perché c’è la luce.

Nel cast del Cavaliere Oscuro ci sono Maggie Gyllenhaal, Aaron Eckhart (nel ruolo di Harvey Dent), Morgan Freeman e Gary Oldman, assieme ai Christian Bale (Batman) Michael Caine, Anthony Michael Hall e Heath Ledger (come Joker).

Il Cavaliere Oscuro esce il 18 luglio 2008 in USA, il 23 luglio in Italia.

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{6 Giugno, 2008}   Arriva In Tv Hungry Heart

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http://www.starcomics.com/fotonews/9433HungryHeart-big.jpgDal 27 Maggio arriva su Italia Uno alle ore 18.00 il cartone animato HUNGRY HEART, la celeberrima miniserie creata dall’autore di Holly e Benji, Yoichi Takahashi.
Kiosuke Kano è un teppistello che ha imparato il gioco del calcio dal fratello campione. Al liceo si iscrive al club di calcio e conosce il centrocampista brasiliano Rodrigo e il portiere di origine inglese Koji Jefferson Sakai; con loro vuole realizzare il sogno di vincere il campionato regionale.

Un fumetto appassionante, per inaugurare un’estate calcistica emozionante, l’intera collezione di sei volumi la trovi su Techno!

Fonte starcomics.com

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