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Il Bardo
Ospiti d’eccezione la coreana Judith Park e Marco Rota grande interprete dell’arte Disney
Dici fumetto e l’ignaro pensa agli animali che parlano, agli uomini volanti, ai cowboy della prateria e alle storie di mandrilli & donnine da leggere con una mano sola. Parli di avventure e il saccente risponde al passato: ricordi Tex che «sparava», Diabolik che «rubava», Topolino che «indagava», Lando che chissà quante se ne «faceva»? Compri un paio di albi e non fai un metro senza che l’importuno ti chieda se hai fatto scorta per i tuoi figli. Come se i bambini di oggi avessero voglia di divorarsi un fumetto, assediati come sono da aggeggi che vomitano parole, musica e colori rigorosamente in movimento.
Bestemmie. Il fumetto non è un mondo da coniugare all’imperfetto: Diabolik è vivo e «ruba» insieme a noi, Tex «uccide» e Topolino «insegue» i cattivi come sempre, solo Lando è sparito dalle edicole, e qualcosa vorrà pur dire se persino lui ha riposto l’attrezzo. Il fumetto va messo al presente perché è ora di sfatare un mito: non è roba per bambini, il fumetto è un paese per vecchi.
Oggi fatevi un giro al Lingotto, cercate il padiglione di «TorinoComics», e ne troverete conferma: giovanissimi pochi, al massimo qualche scolaresca deportata in viaggio d’istruzione obbligatorio. Adulti molti, con gli occhi vogliosi e il portafoglio pronto a svuotarsi per completare incompletabili collezioni d’annata. Ma se tornate domani pomeriggio potreste avere una sorpresa: centinaia di giovanissimi in coda eccitata davanti a una brunetta cittadina di questo nostro strano mondo global: nome inglese, passaporto tedesco, occhi a mandorla coreani, cassaforte piena di denaro giapponese.
«Per noi è la prima volta, ma se vuoi un pubblico giovane devi puntare sugli orientali», ammette Vittorio Pavesio, disegnatore di fumetti, editore di fumetti, libraio di fumetti e manco a dirlo inventore e direttore artistico di TorinoComics. L’eroina del Lingotto si chiama Judith Park, ospite d’onore della quattordicesima TorinoComics, introdotta da una presentazione che la definisce «la mangaka non giapponese più tradotta nel mondo». Mangaka è una brutta parola che sta per autrice di manga; i manga, per i marziani che ancora non l’hanno capito, sono i fumetti made in Japan, quelli che si leggono da destra a sinistra anche se sono scritti in italiano: gli unici (o quasi) a vendere tra i ragazzi, perché gli unici ad abbandonare i temi classici per parlare degli adolescenti, del loro mondo, dei loro amori e delle loro paure.
Judith Park incontrerà il pubblico domani alle 17, nello «spazio Bottaro», ultima di un tris di grandi firme che prima di lei vedrà sul palco Marco Rota, grande interprete dell’arte Disney (alle 16) e Carlo Ambrosini, creatore di Jan Dix, dell’ultimo personaggio della Bonelli, premiata fabbrica dell’avventura da Tex Willer a Dylan Dog.
A mezzogiorno, per gli irriducibili, un convegno su un tema che arrovella da anni nostalgici e lodatori del tempo perduto: «Che fine ha fatto il fumetto per bambini in Italia?». Professori come Alberto Arato e autori-sindacalisti come Gianfranco Goria cercheranno di dare una risposta a un tema che risposta non ha. Dov’è finito il «Corriere dei Piccoli»? Dove sono le storie immortali di «Topolino»? Dove la miriade di piccoli-grandi cloni Disney all’italiana? Scomparsi, spariti, divorati dal tempo come i mangiadischi, le cassette stereotto e le celline biadesive per attaccare all’album le figurine. E’ il mercato, bellezze: il fumetto è un paese per vecchi.

Tex è sempre Tex. Non si smentisce, anzi, rilancia. È per questo che Claudio Paglieri, scrittore genovese e giornalista del Secolo XIX, ha deciso di aggiornare un suo vecchio libro, uscito la prima volta nel 1997. All’epoca Non son degno di Tex. Vita morti e miracoli del mitico ranger (Marsilio Editore) – saggio sul famosissimo eroe Bonelli – aveva scatenato una piccola bagarre tra gli appassionati. Paglieri, infatti, si era messo a “fare le pulci” al ranger: partendo dal numero uno aveva contato tutte le persone uccise da Tex, tutte le volte che è scampato a un agguato, tutte le occasioni in cui una pallottola lo ha preso solo di striscio alla tempia. Insomma, da vero appassionato, Paglieri ha voluto mandare un messaggio a lettori e sceneggiatori: occhio che il ranger rischia di diventare ripetitivo. E soprattutto troppo politicamente corretto.
L’avventura di Saya, l’ultimo vampiro, non è al suo debutto in Italia. BLOOD THE LAST VAMPIRE è stata una delle pubblicazioni di maggiore successo di Panini Video, rilasciato in un gustoso abbinamento editoriale con l’omonimo manga ispirato a questo “cult” dell’animazione giapponese e affidato alle sceneggiature e alle matite di Benkyo Tamaoki.
L’annuncio che vi abbiamo anticipato la settimana scorsa oggi è ufficiale.
Solo una persona del Marvel Universe può salvare l’Uomo Ragno! Ma a quale costo?
Zimmer: Volevo togliere l’aspetto romanzato, il finto fantasy. Una delle cose alla quale continuavo a pensare è quanto sia iconico il simbolo di Batman, e allo stesso tempo quanto sia oscuro e semplice. Ho passato ore per realizzare lo stesso concetto in una sorta di ostinato di due note… Il simbolo di Batman è molto efficente in questo, e volevo ottenere la stessa cosa in musica.
Zimmer: Quello che mi ha sorpreso è che tutti continuano a dire che questo film sarà più oscuro dell’altro. Credo che la gente pensi che oscuro significhi “più violento”. Non è così, Il Cavaliere Oscuro non è dark perchè è violento, c’è dietro un ragionamento più maturo da parte di Christopher e Jonathan Nolan. le idee sono più reali, stiamo realizzando un blockbuster estivo che ragioni sull’anarchia e sui valori tradizionali contro l’uomo moderno.
Dal 27 Maggio arriva su Italia Uno alle ore 18.00 il cartone animato HUNGRY HEART, la celeberrima miniserie creata dall’autore di Holly e Benji, Yoichi Takahashi.