La locanda dei Racconti Perduti











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Il Bardo

ImageSiamo stati tutti gabbati! Il produttore della Marvel Avi Arad ha svelato a MTV la verità dietro al vociferato (e da lui confermato) cammeo di Hillary Swank in Iron Man, che non c’è mai stato…

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swankPer mesi e mesi, prima dell’uscita di Iron Man, si era parlato di un cammeo di Hillary Swank nel film. A luglio 2007, MTV fermò il produttore Avi Arad e chiese ragguagli. Per tutta risposta, Arad esclamò “Come diavolo l’avete saputo?”, confermando la presenza dell’attrice in un cammeo.

Si pensò subito alla Vedova Nera, all’Agente Sharon Carter dello S.H.I.E.L.D., addirittura a una versione non ancora trasformata di She-Hulk.

Ma ieri, alla premiere dell’Incredibile Hulk, Avi Arad ha riso quando MTV gli ha ri-chiesto informazioni sull’attrice, che nel film chiaramente non è apparsa.

Non è mai venuta sul set. Non c’era nemmeno l’intenzione di chiamarla. Il rumor arrivò su internet, in particolare grazie a MTV. I rumor giravano: alcuni cammeo erano veri, altri erano falsi, e noi abbiamo cercato di manipolare i media per allontanarli dai veri cammeo [ovvero lo scudo di Capitan America e Samuel Jackson nel ruolo di Nick Fury, ndt]

swankLa cosa comica è che nella scena al Caesar Palace c’è un’attrice che assomiglia tantissimo alla Swank (noi stessi ci cascammo credendo si trattasse del famoso cammeo), ma l’attrice in questione era Stacy Stas., forse chiamata sul set proprio per confondere le acque.

Insomma, siamo stati tutti gabbati dalla Marvel!

Diretto da Jon Favreau, Iron Man vede nel cast, oltre a Robert Downey Jr. e Terrence Howard, anche Gwyneth Paltrow e Jeff Bridges.

Fonte BadTaste.it

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{12 Giugno, 2008}   Scene di guerra in Wolverine

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Il Bardo

wolverineVi avevamo già annunciato la fine delle riprese di X-Men Origins: Wolverine, ma in questi giorni c’è ancora il tempo per alcune riprese aggiuntive, gestite probabilmente dalla seconda unità, e si tratta a quanto pare di scene molto interessanti (e spoilerose).

wolverine Sappiamo da tempo che il film accompagnerà Wolverine nella guerra del Vietnam, e alcune immagini di Hugh Jackman e Liev Shreiber in tenuta militare ce ne hanno dato la prova. Non ci stupirebbe quindi scoprire che in questi giorni stanno girando una nuova sequenza di guerra, se non fosse che… si tratta della II Guerra Mondiale!
La tenuta di Jackman e degli altri soldati è inequivocabile, e l’ambientazione -una spiaggia- farebbe addirittura pensare allo sbarco in Normandia!
Potete vedere tutte le foto cliccando qui o sull’immagine a lato.

Dal fumetto sappiamo che Wolverine ha effettivamente preso parte alla II Guerra Mondiale, e in quell’occasione aveva collaborato addirittura con Capitan America, ma è difficile capire come quegli eventi si possano ricollegare con la trama del film. E’ possibile che -molto banalmente- si tratti di un flashback, e il fatto che dovrebbe occuparsene la seconda unità sarebbe la conferma che non si tratta di una scena cardine del film.

BadTaste.it

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Filmare sciiti Collegio scene per trasformatori 2Cominciano a comparire in rete le prime immagini ed informazioni legate a Transformers 2.

Vengono confermate (attraverso le prime immagini rubate dal set del nuovo film di Michael Bay) le indiscrezioni che ponevano Sam Witwicky, il personaggio interpretato da Shia LeBeuf, al College per questa nuova avventura.

Di immagini riguardanti Optimus e Bumblebee non ci sono tracce al college, mentre sono comparse sempre in rete (Transformers Live) le loro prime immagini in una location vicino ad un cimitero.

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http://img67.imageshack.us/img67/8318/me00006044812fw8.jpgDall’articolo su LaStampa.it dedicato all’ultimo film animato di “Hokuto no Ken”, dal manga di Tetsuo Haura e Buronson (alias di Yoshiyuki Okamura, conosciuto anche come Sho Fumimura):

Mikado Film, Dolmen Home Video e Yamato Video in estate distribuiranno per la prima volta sul grande schermo «Ken il guerriero-la leggenda di hokuto» (Giappone 2006).
Il lungometraggio diretto da Takahiro Imamura e dagli autori storici del manga, Tetsuo Haura e Buronson, è il primo di cinque lungometraggi della saga intitolata «La leggenda del vero salvatore», realizzata in Giappone in occasione del 25ennale dalla creazione del personaggio.
(..)
Il manga, conosciuto in Italia come «Ken il guerriero», nasce nel 1983 per mano di Tetsuo Hara e Buronson, pubblicato in tutto il mondo con più di un milione di copie.

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Pronti per Hulk?

Alla vigilia dell’uscita del nuovo film sul gigante di giada, alla Marvel si apprestano alle ultime interviste, o alle ultime precisazioni, come quelle di Louis Leterrier.

Una delle precisazioni su cui il regista continua a puntualizzare è che il suo Hulk non è un follow-up o un proseguo della versione del 2003 di Ang Lee. La precisazione è sempre ricca di spiegazioni in modo da non far pensare che Leterrier manchi di rispetto per Lee, ma più per garantire che l’approccio al film è stato completamente diverso, tanto da arrivare ad affermare che non avrebbe firmato per parteciapre al progetto se lo stile richiesto fosse stato quello di proseguire o anche solo essere legati allo stile della versione di Lee.

Questa versione de “L’incredibile Hulk” sarà tra le altre cose molto diversa dal taglio classico dei film legati al mondo dei supereroi, generalmente basati sul copione presentazione-origine dei poteri-sperimentazione-identificazione del nemico. Sarà invece un film in cui Banner è già Hulk.

Dal mio punto di vista non può che farmi piacere visto che la versione di Lee non mi era affatto piaciuta. E voi cosa ne pensate? E’ giusto o sbagliato abbandonare la continuity tra i due film?

Fonte Marvel

Edit by Erik

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Intrighi, indagini e soprannaturale sono gli ingredienti che si mescolano in modo raffinato in questo volume unico che ospita i tre episodi che compongono Je suis Légion. Pubblicata in Francia dalla Humanoids, narra una vicenda che vede molti attori e molti fatti muoversi sullo sfondo storico della Seconda Guerra Mondiale.

Tra agenti dell’MI-6, partigiani rumeni e forze naziste, il lettore viene assorbito dagli intrecci la cui complicata trama si cela dietro al conflitto principale.
Legione è il nome in codice del progetto che i servizi segreti nazisti custodiscono con tanta attenzione. Un’arma che può cambiare le sorti della guerra, ed una forza che non viene compresa per ciò che realmente è.

Lo spionaggio internazionale viene reso ottimamente da Fabien Nury, il quale riesce a trasmettere molto bene tanto il senso dell’indagine, quanto il mescolarsi di informazioni e di enigmi che una simile storia deve necessariamente possedere.
Il ritmo della narrazione è lento e dettagliato. I particolari cui fare attenzione sono numerosi, e i dialoghi narrano un’ampia quantità di elementi, tanto che la lettura può a volte risultare un po’ ostica. Ciò nonostante, questo stile contribuisce certamente a rendere maggiormente verosimile lo svolgersi degli eventi e l’atmosfera degli stessi.
Quella che scrive Nury è una storia complessa, che merita almeno una seconda lettura per essere apprezzata adeguatamente. Insieme ad un’intricata trama investigativa, traccia con fantasia un nuovo modo di vedere un male antico, rendendolo affascinante e non banale.

John Cassaday rende splendidamente le atmosfere di quel periodo e le emozioni provate dai personaggi. Pur illustrando una vicenda dai ritmi più lenti rispetto a quelli nei quali è solito cimentarsi, non manca di realizzare tavole che non deludono i fan del suo story-telling e del dinamismo delle sue inquadrature.
Ad aggiungere ulteriore fascino alle tavole di questo volume è l’attenzione ai dettagli. Le ambientazioni, i costumi, le armi ed i veicoli sono illustrati minuziosamente dall’artista.
Gli ottimi colori di Laura Martin, che già ha lavorato con Cassaday tanto su Planetary quanto su Astonishing X-Men, forniscono poi il tocco finale alla bellezza di queste pagine.

Un thriller spionistico, impreziosito da un uso accorto e intelligente del soprannaturale, per un prodotto finale decisamente particolare e contraddistinto da una certa raffinatezza che, forse, non è adatta a tutti ma che non manca di risultare interessante.

Fonte ComicUS.it 5.0

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{12 Giugno, 2008}   La mitologia in Transformers 2

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ImageCuriosi di sapere perché il sequel di Transformers si chiamerà Transformers: Revenge of the Fallen? Ebbene, sembra che Michael Bay si ispirerà alla mitologia originale dei fumetti…

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Come sapete, il sequel di Transformers si chiamerà Transformers: Revenge ofthe Fallen. Ma cosa significa?

CHUD.com pensa di averlo scoperto.
trans
Alcuni fan, dopo che il titolo è stato annunciato, hanno pensato subito a un personaggio dei fumetti di Transformer: un antico Transformer che, nella “Mitologia” dei robot, è una specie di diavolo. Primus, invece, è una specie di dio.

Secondo la storia, infatti, Primus creò i primi 13 Transformers, per combattere il suo arcinemico Unicron. Uno di questi tredici, il cui nome è andato perduto, si ribellò ai fratelli e allo stesso Primus. Costui divenne ossessionato dal lato oscuro del caos e della morte, e nei luoghi oscuri dell’universo divenne un nuovo dio, nemico di Primus e chiamato il Caduto (the Fallen). Ora è potente, oscuro e completamente votato a Unicron.

Sulle prime, una trama di questo tipo non quadrerebbe molto con la saga iniziata da Michael Bay, il quale dichiaratamente non ha voluto costruire una mitologia dietro ai Transformers e sembra voglia iniziare una storia tutta sua. Tuttavia, CHUD conferma che il Fallen del titolo si riferisce proprio al robot dei fumetti, un elemento che sicuramente accontenterà molti più fan dei fumetti originali facendoli magari avvicinare al film.

Nel cast di Transformers: Revende of the Fallen torneranno Shia LaBeouf, Megan Fox, Josh Duhamel, Tyrese Gibson, John Turturro, Isabel Lucas, Matthew Marsden, Aaron Hill e Rain Wilson.

Diretto da Michael Bay, Transformers: Revende of the Fallen uscirà il 26 giugno 2009.

Fonte BadTaste.it

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{12 Giugno, 2008}   Fumetti d’Arte: Guido Crepax

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Dove il fumetto erotico d’autore è firma di prestigio, il talento dell’illustratore come portavoce del raffinato comics di culto.

Quando parliamo di fumetto sofisticato, è d’obbligo redigere la capacità di saper convogliare uno stile atemporale con l’essenza stessa di ciò che diventa originalità, tipica del fumetto destinato ad essere un cult.
Inevitabilmente, le sorti riversate nel pregio tipico del pittore sembrano essere le uniche “qualità maledette” che possono essere garanti di un successo di pubblico destinato ad essere immutabile, per raffinatezza e devozione. Il panorama del fumetto nazionale italiano è, indiscutibilmente, il fulcro di questa esclusiva casta di illustratori che devono la propria meritata gloria all’estro originale di chi ha vissuto tra le tele e i pennelli, in loculi impoveriti da un mestiere che raramente impartisce oneri di facili consensi, laddove la ricercata originalità si fonde con la sregolatezza di chi assorbe un cliché che vuole essere vero e proprio dogma artistico. La vita di Amedeo Clemente Paul Marino Modigliani (Livorno, 12 luglio 1884-Parigi, 24 gennaio 1920) è esattamente la sintesi di un talento plasmato dalla quotidianità fatta di rigido conformismo e scoperta, dove l’arte non vuole essere il fine, ma il tramite con la realizzazione dello stesso stile inseguito.

Modì (pseudonimo del pittore), nasce a Livorno, da umili origini; il padre Flaminio Modigliani subì una bancarotta per un’impresa di mezzadria in Sardegna, mentre la madre Eugène Garsin, di natali francesi, crebbe i quattro figli nell’educazione tipica dell’Italia di fine ottocento. Un talento che il piccolo Amedeo mise in mostra, negli innumerevoli disegni esibiti con cura e dedizione ai parenti. Di salute cagionevole, fu proprio dopo un attacco violento di polmonite che a soli 14 anni impose la promessa fatta alla stessa madre di iniziare la sua vita unicamente all’arte. Cosa che fece, iscrivendosi alla Scuola liberale di Nudo a Firenze, nel 1902, dopo un apprendistato nello studio di Guglielmo Micheli. Una violenta voglia di esprimere l’intimo del segno, in lavori eseguiti in pochissime sedute, senza mai ritoccare l’esito finale. Questa è la caratteristica di un pittore plasmato dall’umanità dell’artista-uomo, non dal pittore celebrato. Volti e fisionomie che si riversano nell’estro di uno dei disegnatori più conosciuti nel panorama di una produzione fumettistica di alto pregio, in Guido Crepax.

Nato a Milano, il 15 luglio 1933 (Crepas all’anagrafe), inizia la sua attività di disegnatore come grafico pubblicitario, mentre consegue una laurea in Architettura (1958) che lo porterà ad avvicinarsi a quell’élite di pubblico successo nelle collaborazioni per posters e case discografiche. Celebre è la campagna della Shell, che lo porterà a vincere l’ambito premio La Palma d’Oro nel 1957.

Dopo aver rivalutato la propria capacità illustrativa in riviste mediche, curandone le copertine, l’estro fumettistico di Crepax inizia con il celebre personaggio di Valentina Rosselli, ispirata all’attrice del film muto Louise Brooks. Fisionomie longilinee, dai tratti assorbiti da una trama dove psichedelica e visionario erotismo possono trovare un compromesso nella maturità del pubblico. Testi non sempre al centro della comunicativa, dove il contesto vuole essere rimandato in un concetto di tempo quasi assente, come temi rimandati ai quadri dello stesso Modigliani, in figure femminili prostrate al gioco dell’ego maschile, forse banale nella troppa semplicità di schemi mentali devoti a un sesso ricercato nel feticismo, dove la tematica del nudo sembra essere l’elemento inviolavile da chi rinnega l’artisticità del vero stile.

Ci sono un paio di opere che possono rimandare il realismo meno visionario di Crepax all’estro del pittore; Ritratto di donna con cravatta nera (1917) e Ritratto di Lunia Czechowska (1919). Fisionomie ricercatamente umane e raffinate, dove il realismo dell’artista vuole abbandonare un’eccentricità plasmata forse più nel disagio esistenziale dell’artista, riflettendo lo stesso periodo “depressivo” dedito all’eccesso dell’ashis e all’alcool e alla sregolatezza del genio di Modigliani, nel lungo soggiorno parigino. Si rivendica quella trasfigurazione nelle forme femminili estremizzate quasi in una caricaturalità esuberante, dove si possono trovare elementi di superficiale attinenza con l’estro di Botero, vedi Ritratto di Giovinetta (1915) e Nudo coricato con le mani unite (1917). Elementi assorbiti dal periodo dedito alla scultura, dove la ritrovata originalità di stile rimandano frequenti richiami all’arte dai canoni egizi, in quell’avant-garde francese dalle forti influenze cubiste di Picasso. Sono opere scolpite in pietra, prevalentemente volti e nudi femminili caratterizzati dalla produzione definita le Cariatidi, collezione composta in sette pezzi originali.

Crepax rimane, quindi, l’esponente più incisivo verso l’immaginario artistico di un universo femminile diviso dalla sfera carnale e spirituale, rivalutando i pregi in altre produzioni quali Belinda, Bianca, Francesca e Anita, quest’ultima ispirata all’attrice prediletta da Federico Fellini, Anita Ekberg. Gli stessi disegni del regista hanno un forte ascendete con il talento del pittore, vedi i punti più caratterstici ne L’Ebrea (1918) e Renèe (1916).

La produzione di Crepax ha poi attinto in classici dell’erotismo quali l’Histoire d’O, Justine e Emmanuelle, rivalutando la sensualità dell’eros in lavori che hanno definito il meglio di un disegnatore che rimarrà nei grandi del fumetto italiano e mondiale, venuto a mancare a Milano, il 31 luglio 2003.

Di seguito, tutte le opere pubblicate dall’illustratore, distribuite in Francia, Brasile, Spagna, Germania, Giappone, Stati Uniti, Finlandia e Grecia :

Valentina

Valentina speciale

Valentina con gli stivali

Ciao Valentina!

Valentina nella stufa

Diario di Valentina

A proposito di Valentina

Valentina in giallo

Valentina assassina

Ritratto di Valentina

Riflesso di Valentina

Valentina pirata

Valentina sola

Valentina, storia di una storia

Per amore di Valentina

Io Valentina, la vita e le opere

Nessuno

Valentina e le altre

Valentina, la gazza ladra

Valentina a Venezia

E Valentina va…

Al diavolo, Valentina

In arte… Valentina

Valentina

Altre eroine di Crepax

La casa matta – (Bianca, una storia eccessiva)

Anita, una storia possibile

Histoire d’O

Emmanuelle

Justine

La nouvelle Justine

Hello, Anita!

Belinda 1&2

I viaggi di Bianca

Venere in pelliccia

Bianca 2. Odesseda

Emmanuelle l’antivergine

Eroine alla fine: Salomé

Crepax 60|70

L’astronave pirata

Il dottor Jekill

Circuito interno

Casanova

L’uomo di Pskov

L’uomo di Harlem

La calata di Macsimiliano XXXVI

Conte Dracula

Dr.Jekyll e Mr.Hide

Giro di vite

Le clinicommedie

Il processo di Franz Kafka

Justine

Frankenstein

Fonte comunitàzione.it

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{12 Giugno, 2008}   John Cassaday

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Come hai conosciuto Fabien Nury?

Non l’ho proprio conosciuto. La Humanoids, l’editore, ha organizzato un incontro con me durante la convention di San Diego, e ci sono andato già sapendo che avrei dovuto dire di no a qualsiasi offerta mi avessero fatto. Volevo parlare con loro perché è un buon editore, ma sapevo che avrei dovuto rifiutare le loro offerte perché avevo già troppe cose da fare. Poi hanno iniziato a parlarmi della storia e mi è piaciuta moltissimo, tanto che, prima che l’incontro avesse termine, già sapevo che avrei voluto essere io a realizzarla e non volevo che nessun altro lo facesse al posto mio.
Ero impegnato ma ho programmato una tabella di marcia con loro; nei fumetti francesi c’è molto tempo a disposizione per la realizzazione, ti consentono di avere un anno a disposizione per consegnare il fumetto. Io non ho bisogno di tempi tanto lunghi, ma il fatto che mi concedessero un anno per realizzarlo, e il fatto che stavo facendo Astonishing, Planetary e I am Legion allo stesso tempo per circa tre anni era semplicemente pazzesco.

E senza alcuna pausa?

No, le mie pause erano date dal fatto di realizzare l’albo sul quale era necessario fossi al lavoro. Avevo un’adeguata flessibilità con la Marvel, I am Legion e Planetary erano sempre lì attorno, tra le cose da fare, gli script erano tutti macchiati… in sei mesi tra gli script, comunque, non era poi un gran problema, ma stavo saltando da una cosa all’altra, e comunque Fabian ed io abbiamo parlato tramite internet e al telefono. Ma, ad oggi, non ci siamo ancora incontrati di persona.

Com’è nata l’idea di I am Legion, da cosa è nato questo progetto tanto come fumetto quanto come film di prossima realizzazione? Sappiamo che ne sarai il regista…

Il fumetto nasce da un’idea di Fabien, che ha poi proposto alla Humanoids. Fabien è uno sceneggiatore cinematografico in Francia, ed ha anche realizzato un paio di film lì e, per quel che avevo letto della proposta del fumetto, mi era davvero piaciuto il suo modo di scrivere. Era un brivido poetico nella sua lingua, e per questo progetto l’inglese sarebbe stato una seconda lingua. Era una cosa promettente, inoltre il modo di rappresentare i personaggi avendo a che fare con elementi soprannaturali, una razza di vampiri, ma da lui resi in un modo davvero sofisticato, un modo che non avevo mai visto prima e che è ho trovato molto attraente.
Adoro gli eroi della Seconda Guerra Mondiale, ma qui si parlava di quel conflitto in un modo completamente diverso; in quel periodo stavo disegnando Astonishing X-Men, che è una serie davvero mainstream, ed ho pensato che sarebbe stato bello poterla intervallare con questo progetto, qualcosa di davvero bizzarro e fuori dagli schemi se paragonato agli X-Men. Planetary, invece, è ancora diverso: non è super mainstream, ma il suo fulcro rimane comunque nella cultura popolare e nella pulp fiction.
Così, per I am Legion, Fabien ha avuto questa grande idea ed abbiamo iniziato a discuterne, e da lì si è ulteriormente sviluppata; lui ha realizzato la storia come prima cosa, e io ho adattato il fumetto dalla sceneggiatura. Così non mi sono trovato ad avere lo script del fumetto da riadattare, perché già avevo tutto dalla sceneggiatura stessa.

Cosa puoi dirci riguardo all’ultimo albo di Planetary?

Cosa posso dirti? [risata] Ho lo script, ed inizierò a disegnarlo tra circa due settimane, quindi penso che nell’arco di circa sei settimane l’avrò terminato. Penso che farò un viaggio in Australia per lavorarci sopra. Mi piace l’idea di andare da qualche parte per lavorare sui miei progetti. Sono già stato in Australia, mi è piaciuta e conosco una zona nella quale posso andare e rilassarmici. Non avevo letto lo script per la fine di Planetary fino a questo viaggio in Italia. Lo avevo da due mesi, ma volevo terminare completamente gli X-Men. Ed ho finito di disegnarli proprio due giorni prima di venire qui. Ora sono in Italia da due settimane, ho portato la sceneggiatura di Planetary #27 con me. Ero a Napoli, in questo grandioso hotel con l’isola di Capri in lontananza e all’ombra del Vesuvio. Ho ordinato un calice di buon vino rosso, preso lo script e mi sono detto “Eccoci, iniziamo”. Mi sono seduto e l’ho letto, ed è stato grandioso. Avrà un finale dolce amaro.

E l’epilogo è stato una sorpresa per te?

No, sapevo cosa sarebbe accaduto alla fine, ma Warren (Ellis. ndt) l’ha davvero fatta bene.

C’è qualcosa di particolare riguardo The Drummer: ci siamo accorti che il personaggio è davvero simile a te…

Non è che sia un egocentrico… Beh, a dire il vero lo sono. Realizzai le tre bozze per i personaggi del fumetto, e le inviai a Warren per vederle, e adorò Snow e Jakita, ma c’era qualche problema con The Drummer. L’avevo fatto calvo, con la testa rasata, tatuaggi, e sembrava un freak. Warren mi diede alcuni suggerimenti su come avrebbe potuto essere migliore. Presi le bozze della testa del personaggio ed iniziai ad aggiungere cose, controllandole una alla volta, e quando guardai al risultato finale, beh, ero io… C’era un po’ di me in lui, quindi fanculo, sapevo a chi somigliava questo tizio, io sono The Drummer.
Ma due anni più tardi sono stati fatti dei giocattoli, quindi potevo vedere un po’ di me nelle confezioni, e non sapevo cosa pensare a riguardo. Su internet ci sono post su cosa si può con le action figure, e sai, ho voluto che mia madre fosse preparata a queste cose. È un tantino bizzarro.

Cosa puoi dirci in merito al tuo prossimo progetto?

A breve sparirò per un po’. Mi prenderò un paio di anni lontano dal mainstream. Niente DC e niente Marvel. Magari farò qualche cover, ma nessun lavoro più importante. Ho in mente un paio di cose mie che ho voglia di realizzare, ma senza avere delle folli scadenze sulle consegne dei miei progetti. Ci sono due fumetti che ho in mente, per un tipo di editore diverso da Marvel o DC.
Uno di questi sarà un fumetto davvero atipico, molto strano, e l’altro sarà una serie d’avventura, ma fatta in un modo che non si è davvero mai visto prima, sarà qualcosa di serio come non è mai stato fatto.
E, sempre durante questi anni, ci saranno un paio di film. Proverò a fare del mio meglio. “I am Legion” è uno dei due. Mi sono concesso due anni per vedere il mondo dalle montagne russe e poi tornerò nuovamente a qualche grande progetto mainstream. Mi piace l’idea di me come una sorta di personaggio di Hollywood che realizza un grande blockbuster, facendo un paio di film artistici per poi tornare a fare nuovamente un blockbuster. Facendo cose più piccolo si mantiene un certo equilibrio, tenendo una certa posizione nell’industria. Mi divertono gli eroi, mi piace fare fumetti di supereroi, ma voglio prendermi un po’ del mio tempo per realizzare cose alle quali mi sento più vicino.

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English version

How did you know Fabien Nury?

I didn’t know him at all. Humanoids, the publisher, came to me, set up a meeting with me at San Diego convention and I went there knowing that I had to say no to whatever they offer. I wanted to hear the man because it’s a good company, wanted to talk with them, but I knew that I would have to say no because I had too many things to do already. And he started telling me about the story idea and it really sounded great to me and before the meeting was over I knew that I wanted to do it, and also I didn’t want anyone else to do it.
I was busy but I work down a schedule with them, you know, in French books work you have so much time in between them, offer to give someone an entire here to drop book. I don’t need that long but the fact they would give me one year to produce it, and I was doing Astonishing, Planetary and I am Legion at the same time for about three years, was crazy.

And without any break?

No, my break was doing whatever book I would need to be work on so. I let me a good shade with Marvel, I am Legion and Planetary was always floating around, the script were so spotty… in six months between scripts, anyway that wasn’t so much of a problem but I was skipping around and… Fabian and I were talking through the internet and on the phone. We still have not met, we never met.

How was born the idea of I am Legion, how was born this project? I know that you’re going to be the director of the movie(in both comic book and movie).

The book came in start from Fabian, he pitched the Humanoids this idea. Fabian is a french screen writer and has a couple of movie made in France and, for what I was reading of the proposal for the book, I really enjoy the way he wrote. It was a poetic thrill to his language and especially the english was a second language.
It was a promising thing and the way you want to present the characters is deal with a supernatural aspect and a vampire type, a breed, but he was going about it in a very sophisticated way, a way that I haven’t seen before and that was attractive to me.
I love the hero in World War Two, but this was about WW2 in a completely different way and doing project like (Astonishing) X-Men something really mainstream I thought this would be a nice flip side to that, something really bizarre out of that field compared to X-Men. And Planetary is a bit off-center, it’s not super mainstream but Planetary still have its core in popular culture and pulp fiction.
So for I am Legion, Fabian had this great idea and we started talking, it grew from there and he produced the screen first and I adapted the comic from the screenplay. So I actually did not have the comic book script to reform, I did everything I played out from the screenplay.

What about the last issue of Planetary?

What about it? (laugh) I had the script and I’m going to start on it in about two weeks so it will be done, you know, I’ll take about six weeks to do it. I think I might travel to Australia to work on it. I like the idea to going somewhere else to work about projects and I’ve been in Australia before, liked it and I know an area that I can go and chill out. I didn’t read the script for final Planetary until this trip. I had the script for two months, now, but I wanted to be completely done with X-Men. I just finished X-Men two days before I came here.
I’ve been in Italy for two weeks now, I brought the script for Planetary #27 with me and I was in Napoli in this great hotel with the island Capri in the distance and in the shadow of mount Vesuvio. I ordered a nice glass of red wine, put down the script and said ‘here we go’. I sat down and read it and it was great. It’s gonna be bittersweet to ending.

And was the ending a surprise to you?

No, I knew what the ending will be but Warren (Ellis) has done it very well.

There was something particular about The Drummer, we saw that the character is really similar to you…

I’m not just an egomaniac… well in fact I am. I did the three design for the characters, I sent them to Warren (Ellis) to look at and he loved Snowi and Jakita but there was a problem with Drummer. I made him bold, with a shaved head, tattoos, baldy eyes, he was just a freak and Warren gave me a few suggestions on how he would have been nice. I took the sketch of the head and I started adding stuff, check them off one at the time, and then I check the last one and what I did it, well, it’s me… it’s a little bit me, so fuck it, I know this one look like, I’m the Drummer.
But two years later they’ve made toys so there was a little me in the package, and I don’t know what to think about it.
On the internet there were postings about what would be done with the action figure, and I try, you know, I would be ready my mom with any of that!! It’s a little bizarre.

What about your next project?

I’m actually going to sort of disappear for a bit, I’m gonna take a couple of years away from mainstream. No DC, no Marvel. I might do some cover series, no major work. I’ve got a couple of things of my own that I want to do and I’m not gonna go on insanity deadline for my subjects. And there’s two books that I have in mind, for a different kind of publisher, not DC or Marvel.
One it’s going to be a very different book for me, very strange, and the other one would be an adventure series, but down in a way that is never ever been done before, it’s gonna be serious like no one has ever done.

And during these years I’ve got a couple of movies I’m trying to work out as well. I am Legion is one of them. I’ve given myself just two years to see world the rollercoaster and then I will do something big in mainstream again. I like the idea of looking at me as a sort of Hollywood model doing a big blockbuster, then doing a couple of arts films and the go back to another blockbuster. Doing smaller things keeps an eye balanced, keeps a certain place in the industry. I enjoy the heroes as well, I like doing superheroes but I want to spend part of my time doing things I’m feeling closer to.

Fonte ComicUS.it

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