Ricordo a tutti che ho registrato il dominio per questo blog … http://blog.raccontiperduti.it
Da oggi tutti i nuovi post saranno pubblicati direttamente là … quindi è ora di reimpostare il link dei preferiti e a breve inserirò anche il feed RSS (per oggi venite sul sito che sto aggiornando l’account FeedBurner) … Lo spostamento avviene per aver maggior libertà di aggiornamento e gestione del blog stesso, dai plugin alle variazione sul tema (che per ora rimane invariato).
Ci vediamo di là, mi raccomando …
Il Bardo
Hugo Pratt proviene da una famiglia veneziana con ascendenze inglesi, francesi, marrane e turche. Malgrado i natali romagnoli, Pratt trascorre l’intera infanzia a Venezia, città cui resterà sempre intimamente legato e che lo ricorderà come una dei propri geni più fertili. Quelli dell’infanzia di Pratt sono gli anni del totalitarismo fascista, al quale molto presto Hugo tenta di sfuggire, dapprima rifugiandosi in un mondo immaginario popolato da personaggi fantastici, poi con precoci e continui viaggi, che lo porteranno in giro per il mondo. Gli antenati franco-massoni e cabalisti portano a Pratt la passione per l’esoterismo, mentre è merito di una famiglia altolocata e appassionata di cultura quella per la letteratura anglosassone e per i film hollywoodiani.
Il colonialismo fascista, di cui il padre è ambasciatore e funzionario militare, porta Hugo dal 1937 al 1943 in Abissinia, dove all’età di 13 anni entra nella milizia per un breve periodo, restando tuttavia fedele alla propria amicizia con gli Africani che dovrebbe invece combattere e all’amore per l’antropologia e l’incontro di diverse culture.
Il ritorno a Venezia nel 1943, di fronte alla guerra civile che dilania l’Italia, lo convince finalmente e del tutto dell’assurdità del nazionalismo e della guerra, che racconterà a lungo in tutti i suoi lavori di fumettista.
Le prime esperienze in questo campo arriveranno nel 1945 con la rivista “Asso di Picche” (già “Albo Uragano”), curata dagli amici disegnatori e sceneggiatori del “Gruppo di Venezia”, che s’ispirano al fumetto americano da poco tradotto e distribuito in Italia. Nel 1944, intanto, dopo l’adesione alla RSI, aveva rischiato di essere fucilato dalle SS che lo credevano una spia sudafricana.
Dal 1949 al 1962 Hugo Pratt, chiamato dal successo de l’ “Asso di Picche”, è in Argentina, paese che frequenterà spesso e in cui ambienterà molte avventure dei suoi personaggi. Lì prosegue il lavoro di fumettista, collaborando principalmente con lo sceneggiatore Hector G. Oesterheld (1919-1977). In quegli anni vedono la luce alcune serie molto importanti nella carriera del cartoonist italiano: “Junglemen”, su testi di Ongaro, “Sgt. Kirk”, “Ernie Pike” e “Ticonderoga”, tutte scritte da Oesterheld. Il suo talento è estremamente richiesto e Hugo tiene dei corsi di disegno presso la Escuela Panamericana de Arte diretta da Enrique Lipszyc in Brasile, alternando tale attività didattica anche con frequenti escursioni in Amazzonia, nel Mato Grosso e in altri luoghi esotici.
In quello stesso periodo realizza anche il suo primo fumetto completo, “Anna della giungla”, una serie di quattro storie, omaggio a quell’avventura classica con la quale si era formato negli anni giovanili e le cui atmosfere avrebbe riportato nelle due seguenti opere complete, “Capitan Cormorant” e “Wheeling”. Quest’ultima è un vero e proprio romanzo-fiume ispirato ai romanzi di Zane Grey e Kenneth Roberts, che mescola fatti storici e fantasia, pratica che Pratt avrebbe raffinato più avanti con “Corto Maltese”. Dall’Argentina parte alla scoperta degli Stati Uniti, le Antille, l’America del Sud e in modo particolare il Brasile. Nel 1960, soggiorna un anno a Londra, lavorando per un editore inglese.
Dal 1962 al 1970, Hugo Pratt torna a vivere in Italia. A Venezia incontra Florenzo Ivaldi, che finanzia, nel 1967, la rivista “Sgt.Kirk”, dove vengono pubblicate le storie argentine di Pratt, alcuni classici americani e degli inediti. Sul primo numero della rivista, il primo inedito a esordire è proprio “Una ballata del mare salato”, la prima avventura del malinconico marinaio “gentiluomo di fortuna” Corto Maltese , il più famoso e importante personaggio di Pratt. Ispirandosi ai grandi romanzi d’avventura di Joseph Conrad, Hermann Melville, Lewis, Cooper, Alexandre Dumas, Pratt ridisegna la storia macchiandola di fantasia, eseguendo a china e scrivendo un miracolo di inventiva, ricerca storica e passione geografica senza precedenti.
Dopo essere apparso sul Corriere dei Piccoli, tre anni dopo Corto ritorna sulle pagine della rivista per ragazzi francese “Pif” con molte tra le sue migliori avventure.A metà degli anni ‘70 Hugo Pratt strinse grande amicizia con il giovane Lele Vianello che, assorbita la tecnica e lo stile del grande fumettista, diventa suo braccio destro collaborando graficamente alle sue opere. Nel 1974 Pratt inizia a disegnare “Corte Sconta detta Arcana”, creando il primo vero romanzo grafico, in risposta a un’evoluzione stilistica che lui stesso attendeva da molto: “Vorrei arrivare a dire tutto con una linea”. Spiegare questa frase a parole è pressoché impossibile: consigliamo di sfogliare qualche pagina di Corto Maltese.
Tra i migliori romanzi grafici (o “letteratura disegnata”, come la chiamava lui) con protagonista il marinaio di Malta Pratt disegna e scrive: “Favola di Venezia”, “La Casa Dorata di Samarcanda”, “Tango” e via dicendo. La serie termina con “Mu”, disegnato nel 1988 e pubblicato in volume nel 1992. Pare che Pratt, per gran finale, avesse in verità in mente un ulteriore progetto, un prequel che si affiancava al già pubblicato “La giovinezza” (1981), opera nella quale si narrava una parte dell’adolescenza del protagonista. La casuale scoperta di un pugno di strisce, tredici in tutto, con dialoghi solo abbozzati, avvenuta nel settembre del 2005 da parte della figlia di Pratt rovistando dentro una rivista, ne è la prova.Nella lunga carriera di Pratt, oltre alla saga di Corto Maltese si possono citare ancora la serie de “Gli scorpioni del deserto”, ambientata in Africa durante la seconda guerra mondiale e i quattro libri realizzati per Bonelli (allora Editoriale Cepim) nella serie “Un Uomo Un’Avventura”, dai titoli “L’uomo del Sertao”,”L’Uomo della Somalia”, “L’uomo dei Caraibi” e “L’uomo del grande Nord” (quest’ultimo ripubblicato in seguito con il nome “Jesuit Joe”). Notevoli anche “Tutto ricominciò con un’estate indiana” ed “El Gaucho”, scritte per l’amico e allievo Milo Manara e i romanzi “Corte sconta detta arcana” e “Una ballata del mare salato”, da lui sapientemente scritti a partire dalle storie grafiche.
Dal 1984 al 1995, Hugo Pratt risiede in Svizzera, ma, nomade per natura, proprio come Corto, prosegue le sue peregrinazioni dal Canada alla Patagonia, dall’Africa al Pacifico, prima che un cancro lo porti via per sempre il 20 agosto del 1995.
Questa breve biografia vuole solo fornire un assaggio della vita tumultuosa di Hugo Pratt, non pretende di “illustrarla”, poiché una lunga autobiografia lui la scrisse tramite i propri fumetti, filtrando se stesso e i protagonisti della propria vita (personaggi o luoghi che fossero), attraverso un’aura che confonde realtà e fantasia. Tale deve rimanere, come ci insegna un’opera che forse meglio di tutte le biografie ufficiali, narra lo spirito del “Maestro di Malamocco” (come lo definì Oreste del Buono) ed è “Il desiderio di essere inutile”, un’intervista-biografia a cura di Dominique Petitfaux (Lizard Edizioni, 1996).
Ultimo aggiornamento ( domenica 15 giugno 2008 )
Fonte Fondazione italiani
Hugo Pratt proviene da una famiglia veneziana con ascendenze inglesi, francesi, marrane e turche. Malgrado i natali romagnoli, Pratt trascorre l’intera infanzia a Venezia, città cui resterà sempre intimamente legato e che lo ricorderà come una dei propri geni più fertili. Quelli dell’infanzia di Pratt sono gli anni del totalitarismo fascista, al quale molto presto Hugo tenta di sfuggire, dapprima rifugiandosi in un mondo immaginario popolato da personaggi fantastici, poi con precoci e continui viaggi, che lo porteranno in giro per il mondo. Gli antenati franco-massoni e cabalisti portano a Pratt la passione per l’esoterismo, mentre è merito di una famiglia altolocata e appassionata di cultura quella per la letteratura anglosassone e per i film hollywoodiani.

Dopo il successo planetario ottenuto con Iron Man, Robert Downey Jr. sembra essere improvvisamente diventato il divo più desiderato di Hollywoood. The Hollywood Reporter annuncia oggi quello che sembrerebbe essere il suo prossimo progetto (dopo Tropic Thunder ed il drammatico The Soloist). Si tratta di Cowboys & Aliens, adattamento cinematografico dell’omonima graphic novel realizzata da Fred Van Lente ed Andrew Foley. La sceneggiatura è stata affidata a Mark Fergus e Hawk Ostby.
viaggio ed era pulito, sembrava un’altra persona. Un giorno mi venne a trovare a Roma, all’Unità, era disperato perché doveva trovare quattro milioni di lire per pagare le tasse arretrate, come mi raccontò piangendo. Non sapevo come aiutarlo, allora gli proposi un contratto per un libro sulle sue storie pubblicate su Tango: lo lasciai lì per andare a trattare la cosa con l’amministrazione del giornale e lui mi riempì la scrivania di disegni di Occhetto… Tornai con due milioni, non avrei mai immaginato che mi stava prendendo per il culo. Il giorno dopo mi chiamano per avvertirmi che era morto».
Pazienza, che pure proveniva dalle esperienze di satira estrema del «Male», non ha difficoltà: «Non era a disagio, disegnava molto volentieri per Tango. Io sono arrivato tardi a fare satira, “Bobo” è dell’81, ed ero un grande ammiratore di questi del Male. La mia stima era tale che nessuno di loro ha avuto invidie o pregiudizi. In certi momenti Andrea mi guardava dall’alto in basso perché non fumavo (erba, ndr) e perché ero un compagno serio che riconduceva tutto a un’analisi politica: c’era in lui l’affettuosità di chi guarda un babbo o un fratello maggiore che non capisce certe cose. Ricordo gli spettacoli di Tango, nei teatri o alle feste dell’Unità: David Riondino cantava e Andrea, che era strepitoso e di una velocità inimmaginabile, disegnava col pennarello in diretta costruendo le immagini a partire dalle parole». Pazienza doveva avere un ruolo importante, anche se un po’ ingrato, anche nel film diretto da Staino nell’88, «Cavalli si nasce»: «Era la parte di un giovane pittore al servizio di un signore meridionale che si entusiasmava all’idea rivoluzionaria, una vicenda ambientata nel 1830. Alla prima repressione però il personaggio cedeva e denunciava gli altri, un traditore, ma solo per debolezza. Andrea mi serviva per dipingere queste madonne neoclassiche nel film. Erano i giorni in cui aveva cominciato a disegnare Astarte, una storia di un respiro meraviglioso in cui si era buttato a capofitto». Paz però quel copione ha solo il tempo di leggerlo, poi arriva la notte fatidica del 15 giugno. «Lui è l’artista che ha rappresentato meglio l’inquietudine degli Anni Settanta e Ottanta, col suo Pompeo, il suo Zanardi: i più grandi. Aveva anche il desiderio di fare un film da regista, e secondo me ci sarebbe arrivato».
Oggi su Italia 1 è ritornato un vecchio anime (1978) molto amato: L’Isola del tesoro!
Molto simile al poster di Eva Mendes pubblicato la scorsa settimana, è ora il turno di Scarlett di essere la stella dei manifesti di The Spirit.





