La locanda dei Racconti Perduti











{13 Giugno, 2008}   L’incredibile Hulk

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Il Bardo

Bruce Banner è in fuga per il mondo, cercando di trovare una cura per non diventare più Hulk e allo stesso tempo scappando dai militari. Meglio della pellicola di Ang Lee, ma nulla di esaltante…

Recensione a cura di ColinMckenzie (badtaste)

E’ difficile dire se L’incredibile Hulk sia il film più atteso del 2008, primato che probabilmente spetta a titoli come Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, Iron Man e il prossimo Harry Potter. Quasi sicuramente, invece, era il film che suscitava i maggiori interrogativi. Intanto, se sarebbe stato superiore alla pellicola di Ang Lee del 2003, che è stata generalmente (e giustamente) massacrata per i suoi tentativi intellettualoidi non andati a buon fine. Certo, considerando dei trailer non esaltanti e soprattutto le polemiche suscitate da Edward Norton, che si è lamentato dei tagli alla pellicola, c’era da preoccuparsi. D’accordo non vedere un film lunghissimo e presuntuoso come quello del 2003, ma l’alternativa sarebbe stata ‘distruzione, distruzione e ancora distruzione’? E i tanti minuti eliminati dal montaggio finale, avrebbero dato vita ad una pellicola visibilmente monca?

In realtà, L’incredibile Hulk non rispetta le attese, nel bene e nel male. Non si tratta assolutamente di un disastro come si poteva pensare a causa delle sue vicissitudini di produzione. D’altra parte, non c’è nulla che possa scatenare l’entusiasmo. Tanto per capirci, Iron Man poteva avere diversi problemi di sceneggiatura, ma con un Robert Downey jr. così smagliante era più semplice dimenticarli. Il paragone non è certo casuale, considerando che stiamo parlando delle prime due pellicole prodotte autonomamente dalla Marvel e che mettono anche in mostra una contrapposizione simile (un cattivo che vuole surclassare il supereroe con le sue stesse armi). Qui, anche il cammeo di Stan Lee non è all’altezza di quello visto in Iron Man (anche se è comunque simpatico) e l’impressione è di una pellicola che oscilla tra il mediocre e il sufficiente, senza nessun picco ma neanche cadute vertiginose drammatiche.

L'incredibile HulkLa pellicola inizia con un prologo che fa il punto della situazione, raccontando gli anni passati tra il film di Ang Lee e questo. Il risultato sono alcuni minuti efficaci, rovinati purtroppo da un paio di espressioni ridicole di William Hurt. In effetti, a tratti capita di vedere scene di camp involontario (una gomitata di Betty ad un soldato, un tentativo di sesso sfortunato e un tuffo dall’elicottero assolutamente insensato), ma per fortuna non avvengono spesso. Il paradosso è che quello che non funziona proprio sono le scene più intime e personali, così come i dialoghi. Difficile quindi rimpiangere i tagli effettuati dalla produzione, anzi forse potrebbero essere stati salutari. Comunque, non ci sono problemi di coerenza narrativa, se non forse una possibile sottotrama iniziale con una ragazza brasiliana cancellata, ma è soltanto un’ipotesi personale.

Ovviamente, il modello Ang Lee viene immediatamente messo da parte, mentre è chiaro che il punto di riferimento è il telefilm originale, che viene citato nel tema musicale, in alcuni momenti ed atmosfere (la solitudine di Bruce Banner e la fuga costante a cui è costretto, senza dimenticare una scena in cui fa l’autostop sotto la pioggia) e in un cammeo di Lou Ferrigno non proprio esaltante. E’ chiara poi l’intenzione di voler attirare i giovanissimi senza divieti, tanto che di fronte a tutta questa distruzione, non sembra mai morire nessuno (un po’ come nell’A-Team). I momenti migliori? La scena probabilmente più riuscita è quella sotto la pioggia con la bella e la bestia, non tanto per l’idea sicuramente non innovativa (da questo punto di vista, il King Kong di Jackson ha momenti di gran lunga superiori), quanto per una fotografia efficacissima. E non sono male le riprese dell’inseguimento sui tetti in Brasile, decisamente la scena d’azione migliore. Sarà perché non c’è Hulk?

In effetti, il problema maggiore di questo tipo di pellicole è proprio la creatura realizzata in digitale. Questione non da poco, considerando che il film non si chiama ‘Bruce Banner’, ma appunto L’incredibile Hulk. Il fatto è, per quanto si possa avanzare nella tecnologia digitale, il mostro è ancora ben lontano dall’essere credibile. E se nelle scene d’azione semplicemente non sembra avere il giusto spessore per farci credere alla sua esistenza, in quelle più personali diventa un grosso ostacolo per appassionare il pubblico. Meglio sicuramente quando è in penombra o di notte. Se poi si potesse evitare di farlo parlare, non sarebbe certo un danno.

Per quanto riguarda gli attori, Edward Norton se la cava, ma senza ritrovare la brillantezza degli esordi. La Tyler, come tutti i personaggi femminili in questo genere di prodotti, ha il ruolo peggiore e non fa miracoli (anche se quando è incazzata non è male). Il più interessante sarebbe Blonsky, interpretato da Tim Roth, che risulta efficace nel mostrare la sua follia. Per questo, si rimpiange che non sia stato fatto un lavoro migliore per rappresentarlo come un personaggio drammatico e quasi shakespeariano (a meno che tutto questo non sia finito sul pavimento della sala di montaggio).

E ora, cosa ci si può aspettare per il futuro? Insomma, si tratta di una pellicola che è in grado di incassare adeguatamente per dare vita ad una serie o anche questo secondo tentativo di lanciare il gigante verde cadrà nel vuoto? L’impressione è che questo film possa fare un 400-450 milioni di dollari nel mondo, cifra molto interessante, ma non straordinaria. Basteranno per un’altra pellicola di Hulk o invece lo vedremo utilizzato solo in progetti come Avengers? Difficile dirlo. Sicuramente, qualsiasi cosa si decida di fare, per il futuro sarebbe auspicabile vedere un prodotto eccitante ed eccitato come Hulk, piuttosto che tranquillo e piatto come Bruce Banner…

BadTaste.it

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Il Bardo

Mi spiace … veramente molto … sono andato al cinema speranzoso che l’accoppiata Steven/George facesse faville con uno dei miei miti dell’avventura … e invece torno a  casa affranto.

La storia ci sta, non mi ha entusiasmato, ma ci sta, come ha scritto Giulia Baldacci nella recensione è il 1957 e Area 51 e guerra freddo sono lo spauracchio di quegli anni. Giulia scrive di stare tranquilli, che il personaggio non è stato svilito, in effetti è vero Indiana non è stato svilito per il semplice fatto che Indiana Jones è stato “rapito” da un film di Indiana Jones e catapultato sul set de “La mummia III”.

Ogni disavventura è assolutamente grottesca ed esasperata, lontana anni luce da quel ironico/reale/un pò esagerato della trilogia di Indiana del passato. Le scene “ad alto tasso adrenalinico” sono tutte slegate tra di loro, senza alcuna significativa importanza nella storia, ma inserite solo per giustificare la presenza di Light and Magic come società di effetti speciali (non a caso gli alieni, che garantiscono un ampio margine di apertura agli effetti speciali).

Un micro-elenco di ciò di cui sto parlando:
- Indiana catapultato in un frigorifero dopo un’esplosione atomica (meno male che non è uscito verde e super-forte);
- La scelta di inserire nel curriculum del figlio di Indiana che sa duellare a scherma per giustificare lo squallido duello tra le Jeep nella jungla;
- La scena della jeep-anfibio che salta sull’albero per entrae in acqua;
- Il figlio di Indiana novello Tarzan …

… ma forse l’idea era proprio quella … aprirsi ad un target molto più giovane (6/8 anni) grazie alla presenza delle marmotte della Milka che salutano Indiana dopo l’esplosione atomica …

… e leggo che Steven Spielberg vuole proseguire con le avventure di Indiana Jones … già tremo

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Il Bardo

Dix 1 morte di un pittore

Jan Dix, conosciuto ai più come Pollok, è il nuovo personaggio ideato da Carlo Ambrosini che esordirà a maggio con la casa editrice Sergio Bonelli Editore. Ancora non è precisamente chiaro se si tratterà di una miniserie o una serie. Avrà, comunque, una cadenza bimestrale con un formato di 132 pagine.

Il protagonista è Dix, critico d’arte olandese, con un assiduo interesse per i misteri e gli enigmi legati al mondo dell’arte. Misteri che incontra nell’adempimento del suo lavoro, fare perizie su sculture o quadri, o recuperare reperti preziosi ed antichi. LA controparte femminile di questo nuovo progetto Bonelli è la fidanzata di Dix, la bella Annika.

Il 10 maggio raggiungerà le edicole il primo numero. Per Jan Dix la prima indagine (per noi) tra i misteri dell’arte!
In questo primo albo, Morte di in pittore, Ambrosini (scrittore e disegnatore), ci porterà in Ungheria, presentandoci un giovane pittore legato misteriosamente al grande Vermeer.

Quella che vedete è la cover del primo numero realizzata da Ambrosini.

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